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MADE Classics – Uno sguardo storico del cinema d’impresa

MADE Classics – Uno sguardo storico del cinema d’impresa

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MADE Classics – Uno sguardo storico del cinema d’impresa

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MADE Classics – Uno sguardo storico del cinema d’impresa

MADE Classics – Uno sguardo storico del cinema d’impresa

Una retrospettiva storica di cinema d’industria che esplora i film che hanno plasmato il mondo della produzione italiana. Dai classici degli anni ’50 a oggi, questa sezione celebra il contributo unico del cinema alla cultura del lavoro. Sarà l’opportunità di rivedere i capolavori dell’epoca d’oro del cinema industriale italiano, accompagnati da introduzioni esplicative per contestualizzarli nel panorama storico e culturale.

Mercoledì 12 novembre ore 21.00

Lo Schermo Bianco, Via Daste e Spalenga, 13 – Bergamo

ROMA ORE 11

di Giuseppe De Santis

Italia, 1952, 105’

Il restauro è stato realizzato nel 2025 dal Centro Sperimentale di Cinematografia- Cineteca Nazionale in collaborazione con Titanus S.p.A.

Richiamate da un annuncio in cui si offre un posto da dattilografa, alcune centinaia di ragazze accorrono da tutta Roma alla sede della ditta. L’attesa sulla scala del palazzo dura diverse ore e a un certo punto una delle giovani tenta di passare davanti alle altre con uno stratagemma. Questo provoca nel gruppo una violenta agitazione e la scala crolla. Molte riportano contusioni, alcune sono ferite leggermente, altre gravemente, mentre una, malgrado il pronto intervento chirurgico, muore.
L’incidente ha conseguenze diverse: alcune giovani riprendono semplicemente la vita di prima; la ragazza borghese che voleva rendersi indipendente per seguire il fidanzato trova la forza di lasciare la famiglia; la domestica maltrattata ritorna al suo paese; una di loro, incinta, non può più nascondere la sua condizione; la fanciulla che ha provocato la lite viene chiamata al commissariato, ma evidentemente non è lei la responsabile.

“Quasi tutti i miei film sono stimolati dalla cronaca o da un ambiente particolare. Quindi, quando lessi il fatto di cronaca del crollo della scala su cui si erano ammassate tante ragazze sulla base di un annuncio sul giornale, dell’offerta di lavoro per un’unica dattilografa, questo mi sembrò emblematico di una certa condizione di disoccupazione femminile in un grande centro urbano come Roma e, affidandomi anche al fatto di essere stato il regista di un film come Riso amaro dipanato in un’ambientazione di tutte donne, ritenni che mi fosse abbastanza facile fare un film che a protagonista avrebbe avuto un coro di donne […] Dalle ricerche per Roma ore 11 nacque la mia collaborazione con Elio Petri. Avevo chiesto a Gianni Puccini il nome di un cronista in grado di interrogare le ragazze presenti al crollo di via Savoia e lui mi fece il nome di Elio. Petri portò a termine l’inchiesta e dopo rimase come mio aiuto e sceneggiatore. La censura non poté sforbiciare Roma ore 11 perché era un film calibrato al millesimo, il più perfetto che io abbia avuto tra le mani, e ciò non solo per la presenza di Zavattini, ma anche per quella di altri collaboratori come Sonego, Puccini, Franchina, Petri.”
(da L’avventurosa storia del cinema italiano, a cura di Franca Faldini e Goffredo Fofi)

info@madefilmfestival.it

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